Il settore balneare italiano sta vivendo una fase di profonda trasformazione legislativa ed economica. Con l’avvio delle procedure di gara per le concessioni demaniali marittime, in ottemperanza alla direttiva Bolkestein e alle sentenze del Consiglio di Stato, il dibattito sul futuro degli stabilimenti è più acceso che mai.
Recentemente, Antonio Capacchione, presidente del SIB (Sindacato Italiano Balneari) di Confcommercio, ha rilasciato un’intervista al Corriere del Mezzogiorno in cui delinea uno scenario complesso per le attuali gestioni familiari, ipotizzando un possibile ingresso di grandi gruppi di capitale e conseguenti variazioni nelle tariffe al pubblico. In questo articolo riportiamo i punti salienti della sua analisi, osservando come il mercato potrebbe evolversi nel 2026.
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Il contesto attuale: le gare per le concessioni
La situazione normativa in Italia prevede che i comuni procedano con i bandi per la riassegnazione delle concessioni balneari. Questo passaggio segna un momento di discontinuità rispetto al passato, introducendo criteri di selezione competitiva. Se da un lato l’obiettivo dichiarato è l’apertura del mercato, dall’altro le associazioni di categoria sottolineano le criticità legate all’applicazione disomogenea dei criteri di gara lungo la penisola.
Le preoccupazioni del SIB: grandi investimenti e PMI
Nell’intervista citata, Capacchione esprime forti perplessità riguardo ai criteri che sembrano emergere dai primi bandi comunali. Il presidente del SIB utilizza l’espressione “macelleria sociale” per descrivere il rischio che le attuali piccole e medie imprese (PMI) a conduzione familiare possano essere penalizzate a favore di soggetti con una maggiore capacità finanziaria immediata.
Il punto focale dell’analisi riguarda il peso attribuito agli investimenti economici (CAPEX) nei punteggi di gara. Secondo Capacchione, se i bandi privilegiano chi promette investimenti milionari per ristrutturazioni e nuove opere, si crea un vantaggio competitivo naturale per i grandi gruppi o fondi di investimento, a discapito dei gestori storici che, pur avendo garantito il servizio per anni, potrebbero non disporre della stessa liquidità. Il timore espresso dal sindacato è che questo meccanismo possa portare all’estromissione di una parte del tessuto imprenditoriale locale.
La previsione sui prezzi: possibili rincari?
Un altro tema centrale sollevato da Capacchione riguarda le possibili ripercussioni economiche per l’utente finale. L’analisi del SIB suggerisce un legame diretto tra l’aumento dei costi per ottenere la concessione e il prezzo dei servizi in spiaggia.
Se i nuovi concessionari dovranno sostenere costi elevati per aggiudicarsi le gare (tra indennizzi ai gestori uscenti, canoni maggiorati e investimenti obbligatori nelle infrastrutture), è ipotizzabile che tali costi vengano ammortizzati attraverso un adeguamento delle tariffe. Capacchione ipotizza che il costo di un ombrellone e due lettini potrebbe subire aumenti sensibili, trasformando potenzialmente il modello di business balneare da “popolare” a un servizio rivolto a una fascia di spesa più alta.
Evoluzione del modello di gestione balneare
Indipendentemente dalle opinioni sindacali, è innegabile che il settore stia andando verso una maggiore professionalizzazione. L’eventuale ingresso di nuovi player o la necessità per i gestori attuali di competere in un mercato aperto richiederà un’attenzione sempre maggiore all’efficienza aziendale.
Il modello tradizionale basato esclusivamente sulla rendita di posizione potrebbe lasciare spazio a modelli imprenditoriali più strutturati, dove la capacità di generare valore, ottimizzare i costi e offrire servizi innovativi diventa discriminante. In questo scenario, la competenza manageriale e l’utilizzo di strumenti di controllo di gestione saranno fondamentali per garantire la sostenibilità economica delle imprese balneari, siano esse storiche o di nuovo insediamento.
Il ruolo della tecnologia nel nuovo scenario
In un contesto di mercato sempre più competitivo e dinamico, la tecnologia rappresenta un alleato neutrale e trasversale. Che si tratti di un grande gruppo o di una gestione familiare che intende difendere la propria posizione puntando sulla qualità, la digitalizzazione dei processi è una leva strategica.
L’utilizzo di un software gestionale avanzato permette di monitorare in tempo reale le performance dello stabilimento, ottimizzare l’occupazione tramite booking online e gestire la relazione con il cliente. Per i gestori che vogliono prepararsi al futuro, investire nell’efficienza e nella trasparenza della gestione (come suggerito nei nostri suggerimenti per gestori) è un passo essenziale per valorizzare la propria azienda agli occhi del mercato e delle istituzioni.
Domande Frequenti (FAQ) sulle concessioni balneari
Cosa prevede la direttiva Bolkestein per le spiagge?
La direttiva europea prevede che le concessioni pubbliche, incluse quelle balneari, siano assegnate tramite procedure di selezione imparziali e trasparenti (gare), per favorire la concorrenza e l’apertura del mercato.
Perché si parla di possibile aumento dei prezzi?
Secondo l’analisi del SIB, se i criteri di gara richiederanno ingenti investimenti economici ai concessionari, questi costi potrebbero essere trasferiti sulle tariffe al pubblico per garantire il rientro dell’investimento.
I gestori attuali possono partecipare alle gare?
Assolutamente sì. I gestori attuali possono partecipare ai bandi per il rinnovo della propria concessione o per l’assegnazione di altre, competendo sulla base dei criteri stabiliti dalle singole amministrazioni comunali.
Quali sono i vantaggi dei grandi gruppi secondo Capacchione?
Secondo il presidente del SIB, i grandi gruppi dispongono di una capacità finanziaria maggiore per sostenere gli investimenti infrastrutturali spesso richiesti come criterio premiale nei nuovi bandi di gara.
Come può un gestore prepararsi a questo cambiamento?
Puntando sulla qualità del servizio, sulla fidelizzazione della clientela e sull’ottimizzazione della gestione aziendale, anche attraverso l’uso di strumenti digitali che certificano il valore e l’efficienza dell’impresa.
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